La pubalgia in palestra

26 marzo 2009

pilates-swiss-11INFORMAZIONI GENERALI:
La pubalgia è inesa, generalmente, come dolore al pube, ovvero la poezione ossea che assime all’ilio, ed all’ischio forma il bacino. Questa regione viene anatomicamente suddivisa in:
  • branca pubica destra superiore
  • branca pubica destra inferiore
  • branca pubica sinistra superiore
  • branca pubica sinistra inferiore

É una zona molto sensibile, inquanto incrocio di linee di forza sia ascendenti che discendenti. Al pube convergono sia gli addominali che gli adduttori, ciò lascia intentere quanto un problema inerente lale porzione del corpo possa essere fastidioso e debilitante.
Non di rado avviene che tale sintomatologia si presenti a causa di problemi indipenenti da relazioni pubiche:

  • eccessivo trofismo dei muscoli della coscia
  • eccessiva tensione dei muscoli della coscia
  • ipotonia dei muscoli della coscia
  • disfunzioni rachidee
  • disfunzioni iliache
  • disfunzioni sacrali
  • traumi al ginocchio
  • traumi alla caviglia
  • piattismo del piede
  • disfunzioni di origine viscerale

Il dolore viene riferito, maggiormente, durante la fase di richiamo della coscia (ad esempio il salire in macchina. Esso interessa specificatamente l’osso pubico (nei casi più lievi), avviene però spesso che tale dolore si irradii anche caudalmente (nelle cosce), e cranialmente (sull’addome). Il tal caso si parla di:

  1. pubalgia discendente
  2. pubalgia ascendente

Dal punto di vista strumentele è stato proposto quasi tutto:

  • ecografia
  • termografia
  • teletermografia
  • TAC
  • RMN
  • RX

Nessuna di queste indagine ha mostrato significativa specialità. Di conseguenza la diagnosi si riserva un carattere puramente clinico osteopatico.
Il trattamento in palestra va eseguito unicamente dop un approccio di tipo terapeutico (possibilmente non farmacologico), e deve tendere unicamente ad un obiettivo conservativo

CONCETTI CHIAVE:
I gruppi muscolari di interesse infiammatorio sono, in genere, molto potenti, quindi facilmente raggiungibili meccanicamente, ma allo stesso tempo richiedono una attenzione molto scrupolosa durante il trattamente, proprio a causa dalla decisa risposta che possono dare.
Fondamentele risulta un approccio valutativo iniziale riferito a:

  1. trofismo muscolare
  2. lunghezza e resistenza muscolare
  3. capacita articolare
  4. Non risulta raro evincere anche una decisa rigidità e tensione fasciale sia durante la sollecitazione dinamica che statica.

INFORMAZIONI NECESSARIE:
Risulta fondamentale escludere concause patologiche preesistenti, in quanto potrebbero essere accentuate da un approccio di tipo meccanico, e motorio:

  • ernia inguinale
  • appendicite (riferita ad un dolora sul lato destro)
  • infiammazione dei linfonodi inguinali
  • infiammazione del funicolo (nei maschi)
  • infiammazione delle ovaie (nelle femmine)

OBIETTIVI DELL’ ATTIVITÁ MOTORIA:
Questa deve mirare a riequilibrare il convergere delle linee di forza ad interesse del muscoli:

  1. adduttori
  2. abduttori
  3. rotatori interni
  4. rotatori esterni
  5. addominali
  6. paravertebrali
  7. flessori della coscia
  8. estensori della coscia

In seguito il lavoro dovrà tendere a restituire elasticità ai muscoli di quasta regione nochè resistenza allo sforzo statico-dinamico, e capacità di riassorbimento dei cataboliti.

MEZZI DI INTERVENTO IN PALESTRA:
Qust ri riassumono in programmi mirati all’allungamento muscolare (stretching), ed allu sviluppo degli stessi. Importante è il riposo durante le fasi acute.
Compito del trainer, oltre alla giusta scelta degli esercizi, deve essere l’individuare i corretti, e fisiologici, carichi di lavoro (sia organici, che meccanici).

A. Inizialmente il lavoro si esaurisce nel camminare sul tapis ruolant e nell’allungare (tralasciando il potenziamento) i muscoli adduttori, flessori dell’anca, addominali, paravertebrali, IPT.

B. In un secondo momento, superata la fase del dolore, il lavoro potrà tendere alla mobilizzazione pelvica, lombare, e coxofemorale

C. Di seguito si procederà con il potenziamento delle coppie muscolari (adduttori, addominali, paravertebrali), ad uno stretchin globale, ed alla corsa

Ovviamente è sconsigliata l’esecuzione di esercizi, per gli adduttori delle cosce, nelle prime due fasi del programma, nonche l’ausilio di carichi diretti indotti dall’ausilio di pesi e di esercizi come lo squat.
Sono, invece, utili gli esercizi tesi ad un libero condizionamento (in scarico) degli addominali, in particolare quelli pubici (bassi), e profondi (trasversi). Gli obliqui vanno trattati con la massima cura eseguendo esercizi, anche asimmetrici quando necessario, specifici per gli interni, e gli esterni.
L’allenamento per gli adduttori, inizialmente tralasciato, deve essere unicamente mirato al riequilibrio tensivo, con esercizi eseguiti a corpo libero. La corsa deve essere svolta, almeno inizialmente, sul tapis roulant, inquanto, riservandosi i cabbi di dirazione in una fase finale del programma, data l’ingerenza traumatiche che questi generano in un soggetto pubalgico. La cyclette può rappresentare un giusto compromesso.

Esempio perogramma A:

  1. tapis roulant 4 km\h x pendenza = 0 (15′)
  2. stretching per i muscoli adduttori da decubito supino : posiziona della rana in ipolordosi lombare (3 X 2′)
  3. stretching del flessori dell’anca ed estensori del ginocchio dadecubito prono (1′ X dx-sx-dx-sx-dx-sx)
  4. Stretching IPT da stazione eretta (Squadra di Mezieres in prograssione espiratoria con rapporto di incremento ogni 10 \ 12 espirazioni)
  5. Stretching del retto addominale su swiss – ball (3 X 90”)

Esempio programma B:

  1. tutti gli esercizi del profilo A
  2. retro – antiversione iliaca da quadrupedia con espirazione in retroversione (5′)
  3. circonduzioni (ROM limitato) coxofemorali da stazione eretta (3 X 20)
  4. flesso estenzioni delle anche (ROM limitato) da stazione eretta (3 X 20)
  5. respirazione addominale secondo le 4 fasi da decubito supino (5′)
  6. cyclette ( 10′)

Esempio programma C:

  1. tutti gli esercizi del profilo B (ad eccezione di A)
  2. stretching generale
  3. tapis roulant intervallato da 4.0 km\h a 7.0 km\h x pendenza = 0
  4. adduzioni delle anche da decubito supino con massima eccentricità e ridotta concentricità (3 X 12)
  5. obliqui interni: inclinazione + lateroflessione + rotazione omolaterale del tronco da decubito supino con espirazione in flessione (3 X 15)
  6. obliqui esterni: inclinazione + lateroflessione + rotazione controlaterale del tronco da stazione eretta con espirazione in flessione (3 X 15)
  7. pelvic tilt da decubito supino con inspirazione in elevazione ed espirazine massima in recupero (3 X 15)
  8. Iperextension isometrica con recupero in masimo stertch IPT (30” X 3)

Ovviamente tali sequenze sono puramente indicative, inquanto questo tipo di lavoro va tendenzialmente individualizzato, e di conseguenza integrato o ridotto. É compito del trainer valutare ogni caso, ovviamente coediuvato dallo specialista (medico oppure ostepata), e stabilire l’iter più adatto alla situazione riscontrata.

CONCLUSIONI:
Quanto afermato vuole rappresentare un facle approccio a questa particolare disfunzione. Ovviamente vi serabbe molto più da discutere. I particolari, di tipologia tecnica e clinica, vandranno sempre, e comunque, individuati e discussi in sede anamnesica con la giusta valutazione semeiotica.

 

http://francescobarbato.blog.com

4 Risposte to “La pubalgia in palestra”

  1. roberto detto

    avverto un lieve dolore all’interno dell’inguine e sul pube,siccome amo molto camminare e volte fare una leggera corsettina, posso continuare a farlo e se ci sono esercizi, da fare a casa per poter alleviare questo problema.GRAZIE PER UNA EVENTUALE RISPOSTA E SALUTO

    • Caro Roberto
      La sindrome retto-adduttoria, meglio nota come pubalgia, può facilmente essere evinta da una comune ecografia, da sottoporre comunque ad un fisiatra. Posso suggerirti al momento di praticare dello stretching alla muscolatura addominale, ed a quella degli arti inferiori.

  2. elena detto

    avverto dolore al basso ventre e interno coscia da tre giorni, prima alla parte destra ora si è spostato a sinistra, sento male a camminare e specie quando da seduta mi alzo. grazie x la risposta

    • Cara Elena
      Dovresti, innanzitutto, sentire il tuo medico, una ecografia dovrebbe fare chiarezza. Qualora si tratti di un principio di sindrome retto-adduttoria, potresti provare con dello stretching inerente la muscolatura dell’addome e degli arti inferiori (con maggiore interesse degli adduttori, e dei flessori delle anche)

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